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Produzione vegetale
    

Con il raccolto 2001 è stata condotta a termine la liberalizzazione del disciplinamento del mercato campicolo in conformità della PA 2002. L’ultimo e più importante passo è stata la soppressione della garanzia di prezzo e di ritiro della Confederazione per i cereali panificabili. I prezzi alla produzione di tutte le colture, quindi, vengono ora fissati in funzione della domanda e dell’offerta sul mercato indigeno. Il sostegno statale si limita essenzialmente alla protezione alla frontiera e ai pagamenti diretti generali. In particolare per la coltivazione, il commercio e la trasformazione di cereali, che rappresentano circa due terzi della superficie coltiva aperta, si è proceduto all’abrogazione delle disposizioni inerenti ai prezzi e ai quantitativi come pure dei premi di coltivazione.

Per frutta, verdura e fiori recisi la protezione alla frontiera è l’elemento economico più importante del disciplinamento del mercato. Per la frutta, inoltre, rivestono un particolare significato la partecipazione finanziaria alla trasformazione della frutta da sidro nonché i provvedimenti di sgravio del mercato per la frutta a nocciolo.

   
Provvedimenti-2001
   
Mezzi finanziari – 2001

Per quanto concerne il sostegno diretto del mercato nel settore della produzione vegetale, nell’anno oggetto del rapporto la Confederazione ha stanziato 23 milioni di franchi in meno rispetto all’anno precedente. Dei 129 milioni di franchi stanziati più della metà sono stati versati sotto forma di contributi di trasformazione e di valorizzazione. La quota dei premi di coltivazione è passata da un terzo, registrato l’anno precedente, ad un quarto.

  

Tabella 29

Ripartizione dei mezzi-2001

Dall’osservazione dei mezzi finanziari impiegati per coltura o gruppo di colture emerge la riduzione nel settore cerealicolo. In relazione alla liberalizzazione del mercato dei cereali panificabili, il premio di coltivazione per i cereali da foraggio è stato ridotto in due tappe da 770 franchi l’ettaro a zero. I mezzi finanziari ancora contabilizzati nell’esercizio 2001 sono i versamenti degli importi residui per la campagna di coltivazione 2000.

   
Distribuzione dei mezzi secondo le colture
    

Il cambiamento di sistema nel settore dei semi oleosi, con il passaggio dalla garanzia limitata di prezzo e di ritiro al contributo di superficie, è avvenuto nel 2000, comportando una riduzione delle uscite pari al 20 per cento. Nel biennio successivo alla liberalizzazione, le superfici messe a colza e soia avevano temporaneamente perso la loro attrattiva dal profilo economico-aziendale. Nell’anno oggetto del rapporto è stata liberalizzata la coltivazione dei cereali panificabili e si è proceduto alla soppressione dei premi di coltivazione per i cereali da foraggio. Pertanto nell’autunno 2001 i nuovi rapporti di prezzo dei prodotti della mietitura-trebbiatura hanno avuto i primi effetti sulle decisioni degli agricoltori in materia di coltivazione.

Le maggiori uscite nel settore dei semi oleosi registrate nel 2001 sono riconducibili al fatto che tutta la produzione di semi oleosi indigeni è stata destinata alla trasformazione in stabilimenti di pressatura senza estrazione. Di conseguenza il contributo di compensazione della resa è stato pagato a favore del volume totale di trasformazione anziché soltanto di un terzo.

Uscite per la valorizzazione della frutta-2001

La Confederazione partecipa finanziariamente alla valorizzazione della frutta da sidro e ai provvedimenti di sgravio del mercato della frutta a nocciolo.


  
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Colture campicole

Prodotti della
mietitura-trebbiatura:
maggiore dipendenza
dal prezzo praticato
sul mercato mondiale  

Dei prodotti della mietitura-trebbiatura fanno parte i cereali, i semi oleosi e le leguminose a granelli. Con la soppressione della garanzia di prezzo da parte della Confederazione, il prezzo dei cereali panificabili è maggiormente influenzato dalla protezione alla frontiera e dai prezzi praticati sui mercati internazionali. Per i cereali panificabili e da foraggio, invece, continuano ad essere applicate diverse regolamentazioni delle importazioni. Nei confronti dei cereali per l’alimentazione umana vengono applicati dazi fissi. Inoltre, nel quadro degli impegni assunti con l’OMC la Svizzera deve garantire un accesso minimo al mercato per i cereali panificabili (frumento, segale, spelta). Il relativo contingente doganale ammonta annualmente a 70'000 tonnellate e, dal 1o luglio 2001, viene messo all’asta su base semestrale. Fino a questa data, i mugnai erano tenuti a procurarsi all’interno del Paese l’85 per cento dei quantitativi destinati alla trasformazione. I tributi doganali per gli alimenti per animali vengono fissati in funzione dei prezzi praticati sul mercato mondiale sulla base dei relativi prezzi soglia o valori indicativi d’importazione. Il mercato indigeno dei cereali da foraggio continua ad essere salvaguardato dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali grazie alla gestione degli alimenti per animali. Le aliquote doganali vengono adattate, di norma, su base trimestrale e mensilmente in caso di notevoli fluttuazioni dei prezzi.

Le leguminose a granelli sono completamente assoggettate al sistema dei prezzi soglia o della gestione degli alimenti per animali, mentre i semi oleosi lo sono in relazione ai loro sottoprodotti (farina di panelli oleosi derivati dall’estrazione dell’olio). Sugli oli ed i grassi vegetali per l’alimentazione umana importati viene applicato un dazio fisso. Vista l’elevata quota delle importazioni di oli e grassi vegetali, le fluttuazioni dei prezzi internazionali si ripercuotono direttamente sui prezzi indigeni dei semi oleosi. Va inoltre aggiunto che i tributi doganali si differenziano notevolmente a seconda dello scopo d’utilizzazione della merce. I contributi di trasformazione sono mirati a creare una certa compensazione. A partire dal 2002, i contributi di compensazione del rendimento e i contributi per la riduzione del prezzo delle materie prime rinnovabili sono stati accorpati in un unico contributo di trasformazione pari a 8,5 milioni di franchi a favore dei semi oleosi. L’organizzazione di categoria swiss granum è stata incaricata della ripartizione tra i vari tipi di semi oleosi e i rispettivi campi di impiego.

  

Approvvigionamento con alimenti proteici: aumentato l’incentivo alla produzione

Le leguminose a granelli e i semi oleosi altamente proteici s’inseriscono in modo adeguato nell’avvicendamento delle colture; tuttavia in termini economico-aziendali esiste concorrenza nei confronti dei cereali. Per raggiungere il volume auspicato occorre intensificare le misure di sostegno. In Svizzera le condizioni naturali di produzione ed i presupposti economici sono più favorevoli alla cerealicoltura che non alle piante proteiche. Pertanto il grado di autoapprovvigionamento in cereali è notevolmente superiore a quello in alimenti per animali ad elevato contenuto proteico.

Il fabbisogno di proteine degli animali da reddito che consumano foraggio grezzo viene coperto essenzialmente mediante la somministrazione di foraggio grezzo, coltivato su due terzi della SAU (ca. 1 mio. ha in totale). Queste superfici rappresentano, assieme al granturco da silo e a quello verde, la base primaria del foraggiamento degli animali che consumano foraggio grezzo (bovini, ovini, equini e caprini). Le altre superfici sono riservate alle colture campicole, soprattutto cereali, patate, barbabietole da zucchero e semi oleosi. I prodotti di queste colture vengono impiegati principalmente per l’alimentazione umana. Dalla loro trasformazione si ricavano notevoli quantità di alimenti per animali ad elevato contenuto energetico e proteico. L’offerta di alimenti per animali viene inoltre ampliata grazie a orzo, mais da granella, triticale e avena (85'000 ha).

Evoluzione del consumo di energie

Evoluzione del consumo di proteina

Gli alimenti per animali indigeni coprono rispettivamente l’80 e il 90 per cento circa del fabbisogno proteico ed energetico del nostro bestiame da reddito. L’elevato grado di autoapprovvigionamento è dato dall’alta percentuale di animali da reddito che consumano foraggio grezzo nel settore della produzione animale, i quali possono sfruttare in modo ottimale l’energia e le proteine contenute nell’erba dei pascoli. Nella media annuale è necessario importare il 20 per cento delle proteine da foraggio. Se si considerano soltanto le proteine contenute negli alimenti concentrati e negli integratori, più della metà di esse sono indigene (alimenti concentrati compresi i sottoprodotti della trasformazione di derrate alimentari).

Gli alimenti per animali ad elevato tenore proteico vengono impiegati principalmente in avicoltura e nell’allevamento di suini. Nell’anno oggetto del rapporto il 14,8 per cento del consumo è stato coperto con prodotti coltivati in Svizzera. I sottoprodotti della trasformazione di semi oleosi (farina di panelli di colza, di girasole e di soia) e l’erba essiccata rappresentano ciascuno il 6,3 per cento mentre il rimanente 2,2 per cento è costituito da leguminose a granelli (piselli proteici, favette e lupini). Queste piante proteiche vengono coltivate su una superficie di 3'000 ettari circa.

Dal 1o gennaio 2001 vige il divieto di somministrare al bestiame da reddito alimenti proteici di origine animale quali farine di carne e di ossi. In passato il loro impiego era già stato notevolmente ridotto su base volontaria. Ciò ha comportato tuttavia soltanto un lieve incremento (+2%) del fabbisogno di alimenti proteici di origine vegetale.

Fin dal 1986 la Confederazione promuove specificatamente la coltivazione di piselli proteici e favette. Il loro contributo di superficie è sempre stato superiore a quello concesso per i cereali da foraggio. L’applicazione della PA 2002 ha migliorato ulteriormente la competitività delle leguminose a granelli. I prezzi dei cereali panificabili, dalla metà del 2001, vengono stabiliti sulla base della domanda e dell’offerta e i contributi di coltivazione per i cereali da foraggio sono stati definitivamente soppressi dopo una progressiva riduzione. Nel frattempo, i contributi per le leguminose a granelli sono stati estesi ai lupini ed aumentati da 1'260 a 1'500 franchi l’ettaro, raggiungendo il livello del premio per i semi oleosi. Nei prossimi anni ci si attende un certo incremento della produzione indigena volta a coprire la domanda crescente.

In campicoltura si assisterà probabilmente ad un continuo incremento della resa. I progressi legati alla produttività daranno un impulso anche alla produzione di proteine. Gli incentivi, tuttavia, non dovrebbero comportare la produzione di grossi quantitativi di foraggi proteici al posto di derrate alimentari. Queste ultime consentono generalmente di ottenere un maggiore valore aggiunto e incidono meno sulla cassa federale. Se il contributo di superficie per le leguminose a granelli venisse ulteriormente aumentato, si rischierebbe di relegare in secondo piano colture che permettono un maggior ricavo sul mercato. Se un ettaro di cereali viene sostituito con leguminose a granelli, le uscite federali per i contributi di coltivazione aumentano, mentre il reddito dei produttori non ne trae alcun vantaggio.

Il prezzo indigeno alla produzione per i foraggi proteici di origine vegetale è caratterizzato da una certa tensione tra il ricavo dei prodotti campicoli necessario in termini economico-aziendali e i costi legati alla produzione animale. L’enorme valenza economica della produzione lattiera e di carne per l’agricoltura ha fatto sì che venisse fissato un tetto massimo per i prezzi degli alimenti per animali. Tale circostanza va tenuta in considerazione nella determinazione dei prezzi soglia per gli alimenti per animali e nell’introduzione di incentivi alla produzione.

Per quanto riguarda i foraggi proteici, la dipendenza dall’estero finora non ha comportato alcun impasse in termini di approvvigionamento. Grazie ad una politica degli introiti doganali sensibile alla situazione del momento, anche in futuro la Svizzera sarà in grado di assicurarsi i quantitativi necessari. L’aumento dell’autoapprovvigionamento nazionale di proteine vegetali non è realizzabile a breve/medio termine. L’elevata quota delle importazioni rende la Svizzera inevitabilmente dipendente dagli sviluppi internazionali.

Patate: aumento del contingente doganale

In condizioni di resa normali la produzione di patate copre circa il 95 per cento del fabbisogno. In caso di raccolti superiori alla media, al fine di sostenere il prezzo delle patate da semina, da tavola e da trasformazione, la Confederazione versa contributi a favore del foraggiamento fresco, dell’immagazzinamento e dell’essiccazione a scopo foraggero. L’organizzazione di categoria swisspatat e l’Associazione svizzera di produttori di sementi sono incaricati di amministrare questi contributi (cfr. lista degli accordi di prestazione pagine 138 e 139). In via suppletiva, l’UFAG concede contributi all’esportazione per i prodotti di patate. Nel quadro dell’OMC la Svizzera si è impegnata a versare 2,3 milioni di franchi al massimo per l’esportazione di patate e di prodotti di patate, limitando tali mezzi finanziari ad un volume complessivo di 8'400 tonnellate di equivalenti-patate. Conformemente all’accordo agricolo dell’OMC la Svizzera è tenuta a garantire un accesso minimo al mercato a 22'250 tonnellate di patate. Il contingente doganale ordinario viene messo all’asta anticipatamente per i prodotti di patate, mentre per le patate viene assegnato agli importatori in base alla prestazione all’interno del Paese. Spesso occorrono importazioni supplementari, segnatamente per tre motivi:

  • gli scarsi rendimenti comportano un aumento delle importazioni di sementi per coprire il fabbisogno indigeno;  
      

  • il raccolto scarso o tardivo di patate precoci genera una situazione di penuria sul mercato prima che il nuovo raccolto sia messo in commercio;  
      

  • i quantitativi corrispondenti alle quote di contingente doganale delle patate da trasformazione generalmente sono ordinati presso i vari fornitori esteri prima della coltivazione ed integrati quali quota fissa nell’acquisto delle materie prime da parte degli importatori. Se l’offerta indigena di alcune varietà scarseggia, non esiste più la possibilità di importarle all’aliquota di dazio del contingente doganale (6.– fr./q).

Dal 1998, su incarico degli addetti al settore, ogni anno il DFE ha proceduto a un aumento temporaneo del contingente doganale n. 14 delle patate. Siccome le importazioni fuori del contingente doganale sono gravate da un aliquota di dazio di almeno 64 franchi al quintale, non sono interessanti dal punto di vista economico.

   
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Prospettiva: verifica
degli accordi di
prestazione
concernenti lo zucchero

Siccome l’organizzazione di categoria del settore zuccheriero mira ad ottenere già nel 2002 una svolta decisiva circa la struttura futura del mandato di trasformazione dello zucchero, nel seguente paragrafo viene approfondito questo tema.

Nel 1998 gli zuccherifici di Aarberg e di Frauenfeld hanno ricevuto dalla Confederazione un mandato di trasformazione quadriennale. Essi sono tenuti a produrre annualmente un minimo di 120'000 tonnellate ed un massimo di 185'000 tonnellate di zucchero utilizzando barbabietole da zucchero indigene. Il relativo indennizzo è stato inserito nel credito quadro 2000–2003. Il raccolto 2003 viene finanziato nell’esercizio 2004. Il contributo federale a favore della produzione di zucchero dal raccolto 2003 rientra già nel credito quadro 2004–2007. Affinché gli zuccherifici possano concludere gli accordi di categoria con i coltivatori di barbabietole da zucchero prima della semina, vanno tempestivamente stabilite le condizioni quadro per il secondo mandato di trasformazione.

Le condizioni quadro esistenti finora hanno dato risultati positivi dal punto di vista economico-aziendale per quanto concerne la produzione di zucchero, sia a livello di produzione sia a livello di trasformazione. Il calo del dispendio lavorativo per la coltivazione, le prestazioni degli zuccherifici e le riduzioni di prezzo nelle altre colture campicole hanno reso più interessante la produzione di zucchero.

Per giungere alla parità di ricavo tra le colture occorre ridurre il sostegno al mercato in campicoltura soprattutto nel settore zuccheriero. Per incrementare la competitività della coltivazione e per ottimizzare le prestazioni degli zuccherifici è necessario verificare l’eventuale innalzamento o soppressione del tetto massimo della produzione a partire dal 2004.

Siccome le scorte obbligatorie di zucchero vengono indennizzate mediante una tassa all’importazione (contributi al fondo di garanzia) sullo zucchero, un’eventuale estensione della produzione indigena comporterebbe una riduzione dei mezzi finanziari a disposizione nel fondo di garanzia. Pertanto, a tempo debito è prevista una nuova base di finanziamento delle scorte obbligatorie di zucchero conforme alle disposizioni della legge sull’approvvigionamento del Paese.

  
  

Colture speciali

  

Vitivinicoltura: unificazione dei contingenti del vino bianco e del vino rosso

A seguito dell’unificazione dei contingenti d’importazione con un volume totale di 170 milioni di litri di vino, a partire dal 1o gennaio 2001, la situazione del mercato è mutata radicalmente. Gli importatori hanno la possibilità di scegliere liberamente tra vino rosso e bianco e tra vino sfuso e imbottigliato. L’unificazione è seguita ad una graduale apertura delle frontiere iniziata già nel 1995. Nel 1996 i contingenti del vino bianco sono stati raddoppiati fino a quota 15 milioni di litri ed in seguito aumentati annualmente di 1 milione di litri fino a raggiungere quota 19 milioni di litri nel 2000. Dal 1997 questi contingenti vengono venduti all’asta. Per compensare l’aumento dei contingenti di vino bianco e per non superare il quantitativo totale di 170 milioni di litri, i contingenti del vino rosso sono stati ridotti di conseguenza.

Nel 2000 le importazioni sono ammontate complessivamente a 159,8 milioni di litri, di cui 17,6 milioni di litri di vino bianco e 142,2 milioni di litri di rosso. Va osservato che nonostante l’aumento del contingente di vino bianco di 1 milione di litri, le relative importazioni sono aumentate soltanto marginalmente rispetto all’anno precedente (+300'000 litri).

Importazioni cumulate di vino bianco-2000/2001

Già all’inizio del 2001, tuttavia, le importazioni di vino bianco sono aumentate sensibilmente raggiungendo infine i 22,4 milioni di litri. L’aumento rispetto all’anno precedente è stato di 4,8 milioni di litri. L’incremento delle importazioni si è distribuito abbastanza regolarmente su tutto l’arco dell’anno. Vanno citati in particolare due dei vari motivi di questo aumento. Da un lato l’unificazione dei contingenti e la soppressione della vendita all’asta hanno consentito per la prima volta l’importazione più o meno libera di vino bianco senza precedente assegnazione. D’altro lato la situazione del mercato vinicolo internazionale è notevolmente peggiorata dopo il raccolto 2000, poiché in determinate regioni sono state largamente superate le esigenze di mercato. Ciò ha comportato un crollo dei prezzi, in particolare per quanto riguarda i vini bianchi. I prezzi medi prima dello sdoganamento del vino bianco sfuso con una gradazione alcolica inferiore a 13 volumi sono scesi, nel giro di un anno, a 1.05 franchi al litro (–23 %), quelli del vino bianco in bottiglia a 8.45 franchi al litro, ovvero 6.33 franchi alla bottiglia (–6%). Questa tendenza ha avuto un impatto notevole sul mercato svizzero del vino bianco, facendo registrare un calo del consumo tra il 1o luglio 2000 e il 30 giugno 2001 pari a 3,1 milioni di litri rispetto all’anno precedente. Tale dato corrisponde all’incirca all’incremento delle importazioni nel primo semestre del 2001.

Per quanto concerne il vino rosso, il volume delle importazioni è rimasto pressoché invariato. Esso ammontava a 141,9 milioni di litri, ovvero 300'000 litri in meno rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso i prezzi hanno subito una flessione. Il prezzo medio per un litro di vino sfuso con gradazione alcolica inferiore a 13 volumi era pari a 1.81 franchi al litro, ovvero del 7 per cento inferiore al prezzo rilevato l’anno precedente. Il prezzo di una bottiglia di rosso, invece, ammontava a 8 franchi (–6%). La situazione del mercato svizzero del vino rosso è meno negativa di quella relativa al vino bianco in quanto non sono state registrate fluttuazioni del consumo.

Evoluzione della produzione, del consumo e delle importazioni di vino bianco

Il calo del consumo di vino bianco svizzero è iniziato già all’inizio degli Anni ’90 ed è stato particolarmente marcato fino alla metà degli Anni ’90.

  
Prospettiva

Nel primo semestre del 2002 le importazioni di vino bianco sono aumentate di 2 milioni di litri. Sul mercato internazionale persistono le eccedenze ed è osservabile un calo generalizzato dei prezzi. Continua anche la pressione sui prezzi del vino bianco svizzero. Da ciò si evince l’importanza di una riconversione rapida della viticoltura svizzera, concentrandosi su varietà e vini privilegiati dai consumatori. Nello stesso periodo le importazioni di vino rosso sono diminuite di 4 milioni di litri circa.

   
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