Quale forma potrebbe avere un’agricoltura adeguata alle condizioni locali?
Una modellizzazione dettagliata, a livello di singola parcella, del potenziale per la campicoltura e l’allevamento nonché del relativo impatto ambientale in tre regioni esemplificative mostra, a seconda della regione, una soluzione diversa per un’agricoltura adeguata alle condizioni locali. Nel modello, la sopportabilità degli ecosistemi è stata migliorata ovunque grazie a una produzione adeguata ed è stata ampiamente rispettata.

Studio su una campicoltura e un allevamento adeguati alle condizioni locali
Nell’ambito del progetto di ricerca Stalawi, Agroscope e l’Ufficio federale dell’agricoltura hanno selezionato tre regioni in Svizzera e hanno elaborato per ciascuna di esse uno scenario per una campicoltura e un allevamento adeguati alle condizioni locali. L’obiettivo era sfruttare in modo ottimale il potenziale agronomico delle singole superfici (p.es. clima, suolo) e, allo stesso tempo, attuare due principi della Proiezione 2050 contenuti nel rapporto del Consiglio federale sul futuro orientamento della politica agricola. Questi sono l’utilizzo delle superfici coltive, in primo luogo, per l’alimentazione umana diretta e il foraggiamento dei ruminanti basato sulla superficie inerbita nonché la valorizzazione dei sottoprodotti della produzione alimentare. Questi scenari regionali sono stati successivamente analizzati per valutarne l’impatto sull’ambiente e sulla sostenibilità degli ecosistemi locali. Per lo studio sono state selezionate regioni che si differenziano per la loro situazione di partenza e i loro schemi di sviluppo:
- regione A con un aumento della campicoltura nello scenario adeguato alle condizioni locali;
- regione B con un aumento della superficie inerbita e
- regione C con variazioni su entrambi i fronti.
Procedura
Prima fase: avvicendamento delle colture adeguato alle condizioni locali delle tre regioni. Questo comprendeva cereali (grano autunnale, segale autunnale), sarchiate (patate, barbabietole da zucchero, mais da granella), leguminose (soia, lenticchie), frutti oleosi (colza, girasole) e ortaggi (carote, cipolle). Per rispettare le regole dell’avvicendamento delle colture, come le pause di coltivazione, all’occorrenza sono stati aggiunti prati temporanei, utilizzati anche in luoghi in cui sussisteva un elevato rischio di contaminazione delle acque da prodotti fitosanitari.
Seconda fase: sistemi di detenzione degli animali adeguati alle condizioni locali. A tal fine sono stati determinati la resa foraggera e i sottoprodotti della produzione alimentare nelle rispettive regioni e, sulla base di tali dati, sono stati calcolati il numero massimo possibile di animali da reddito che consumano foraggio grezzo e la composizione dell’effettivo per ciascuna azienda. Non sono state prese in considerazione altre categorie di animali.
Terza fase: impatto ambientale di questi cambiamenti in campicoltura e nell‘allevamento. Come parametro per valutare la sostenibilità a lungo termine degli ecosistemi sono stati utilizzati i valori target degli obiettivi ambientali per l'agricoltura (OAA) e gli indicatori del monitoraggio del sistema agroambientale svizzero (MAUS).
Più colture vegetali per l’alimentazione umana diretta e meno animali che consumano foraggio grezzo
L'orientamento più marcato dell'agricoltura verso la Proiezione 2050 ha comportato i seguenti cambiamenti rispetto all'attuale gestione. Nel complesso vengono coltivate più colture destinate all'alimentazione umana diretta e impiantate più superfici per la promozione della biodiversità (SPB), mentre vengono gestiti meno prati temporanei e allevati meno animali che consumano foraggio grezzo. Nel dettaglio, tuttavia, emergono tre contesti regionali diversi.
Evoluzione prevalentemente positiva dell’impatto ambientale
Rispetto alla situazione effettiva del 2021, l’impatto ambientale è sostanzialmente migliorato. Si sono infatti abbassate le emissioni di ammoniaca e di gas serra, sono migliorati i bilanci di azoto e fosforo e sono diminuiti i carichi di rame e zinco. Questi miglioramenti sono stati determinati sia da un utilizzo delle superfici coltive adeguato alle condizioni locali sia dalla riduzione dell’effettivo di animali. Contestualmente, nello scenario adeguato alle condizioni locali si sono registrati anche alcuni peggioramenti: l’erosione del suolo è risultata superiore al livello del 2021 in tutte le regioni, pur rimanendo entro limiti accettabili. L’impatto previsto delle sostanze fitosanitarie sulle acque superficiali è rimasto a un livello simile. Nella regione A, a causa dell’aumento della campicoltura, si è verificata una diminuzione sia della qualità della biodiversità sia del bilancio dell’humus, che invece non si è registrata nelle regioni B e C.
La soluzione ottimale non è però stata ancora trovata
L’analisi della transizione verso un’agricoltura adeguata alle condizioni locali mostra, nel complesso, che le differenze regionali influenzano fortemente gli schemi di adeguamento e, a seconda del luogo, comportano anche soluzioni diverse. Nella media regionale, l’impatto ambientale è sostanzialmente migliorato, anche se singole superfici possono ancora superare i valori target. Lo scenario sviluppato, adeguato alle specificità locali, non rappresenta ancora la soluzione ottimale. Ulteriori adeguamenti delle strutture agricole e della gestione potrebbero migliorare ulteriormente l’impatto ambientale.
Basi per una produzione adeguata alle condizioni locali
Nel complesso, il progetto evidenzia quindi non solo il potenziale di una produzione maggiormente adeguata alle condizioni locali, bensì anche le attuali esigenze in materia di ricerca e adattamento. Un’agricoltura adeguata alle condizioni locali sfrutta le potenzialità agronomiche ed economiche di un luogo, rispettando al contempo la sostenibilità degli ecosistemi. Una gestione agricola sostenibile dovrebbe tenere conto sia degli obiettivi regionali e nazionali sia delle potenzialità specifiche di ogni singola particella. L’approccio integrativo a tutti i livelli – dalla particella al paesaggio, dall’azienda al consumo – costituisce quindi un presupposto fondamentale per un’agricoltura che preserva la sostenibilità ecologica e consente al contempo un utilizzo adeguato alle condizioni locali.
Finora le analisi hanno tenuto conto soprattutto di fattori agronomici ed ecologici. Una produzione adeguata alle condizioni locali comprende tuttavia anche aspetti economici e sociali. Per le aziende l’attuazione degli adeguamenti indicati nei modelli comporta sfide organizzative che devono rivelarsi redditizie anche dal punto di vista economico. Nei prossimi anni, Agroscope e l’UFAG integreranno maggiormente queste dimensioni nei loro ulteriori lavori su una produzione maggiormente adeguata alle condizioni locali.
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Agricoltura adeguata alle condizioni locali
Il suolo, il clima e la topografia influenzano il potenziale di produzione di ogni superficie agricola utile. Pertanto, non tutti i luoghi possono essere gestiti allo stesso modo. Un’agricoltura adeguata alle condizioni locali sfrutta in modo ottimale il potenziale agronomico ed economico del rispettivo luogo, senza superare la sopportabilità degli ecosistemi.